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CORSO SULLE NEUROSCIENZE E DIDATTICA

INSEGNAMENTO E APPRENDIMENTO

BASATI SU COME FUNZIONA IL CERVELLO

Relatore: Mario Polito. Psicologo Psicopedagogista Psicoterapeuta

 

 

Lugano il 28 Agosto 2013 presso lo IUFFP di via Besso 84 ore 9.00-16.00

 

 

PRESENTAZIONE

Si può insegnare senza conoscere il funzionamento del cervello? No. Possiamo far apprendere ai nostri studenti quello che insegniamo senza sapere come il cervello impara? No. Può un medico intervenire correttamente sul corpo di un malato se non conosce come funziona il corpo del paziente? No.

In questo seminario sulle neuroscienze possiamo recuperare quello che ci manca per insegnare bene. Conosceremo le scoperte recenti e le attuali ricerche delle neuroscienze, per capire come possono diventare insegnanti migliori.


Quali sono, allora, le scoperte più rilevanti?

Eccole: La plasticità del cervello. Le connessioni sinaptiche. La funzione emotiva del sistema limbico. La funzione esecutiva della corteccia prefrontale. La funzione delle varie memorie. La creazione di abilità molto specializzate in qualsiasi settore. I tempi di assimilazione.

OBIETTIVI:

1. Fornire strategie didattiche convalidate dalle neuroscienze.
2. Definire il concetto di insegnamento basato sul cervello.
3. Definire il concetto di apprendimento basato sul cervello.
4. Adottare l'approccio dell'apprendimento basato sui problemi.
5. Sostenere la priorità emotiva e motivazionale sull'acquisizione cognitiva.
6. Utilizzare il movimento per facilitare l'apprendimento.
7. Coniugare riiposo e apprendimento.
8. Descrivere l'utilità esistenziale dell'apprendimento.

BIBLIOGRAFIA

1. Mario Polito, Attivare le risorse del gruppo classe. Erickson, Trento, 2000,

2. Mario Polito, Comunicazione in classe e apprendimento cooperativo Erickson, Trento 2003,

3. Mario Polito, Educare il cuore La Meridiana, Molfetta (Ba) 2012,

4. Mario Polito, Le virtù del cuore, Vannini Brescia, 2013.

5. Mario Polito, Realizza i tuoi talenti e dai il tuo contributo al mondo, Confartiginanto Vicenza 2011.

6. Mario Polito, Atleti della mente, Editori Riuniti, Roma, 2012
7. Mario Polito, Costruisci la tua intelligenza, Editori Riuniti, 2012.

 

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CORSO SULLE STRATEGIE DI GESTIONE

DELL'INDISCIPLINA A SCUOLA

Relatore: Mario Polito. Psicologo Psicopedagogista Psicoterapeuta

 

 

Lugano il 22 Marzo 2013 presso lo IUFFP di via Besso 84 ore 9.00-16.00

 

Poschiavo il 10 Maggio 2013 presso Poschiavo (Canton Grigioni) Svizzera ore 8.00-16.30

Presso Scuola Santa Maria Palestra 2

 

Lugano il 26 Agosto 2013 presso il centro del Pretirocinio Orientamento e Integrazione orario 9.00-16.00

 

Lugano il 29 Agosto 2013 presso il Centro Professionale Commerciale ore 13.30-16.00

 

PRESENTAZIONE

Quasi tutti i docenti riconoscono che oggi il problema principale a scuola è la gestione dei comportamenti indisciplinati. Tutti osservano che sono in aumento e che si è abbassata l'età in cui cominciano ad emergere. Molti i docenti lamentano un forte logoramento emotivo a gestire comportamenti sempre più provocatori, egocentrici e qualche volta maleducati. Perché sta succedendo questo?

OBIETTIVI:

1. La disciplina preventiva (a lungo termine) e la disciplina correttiva (nei momenti di emergenza).
2. La voce come strumento educativo.
3. Stoppare il comportamento scorretto con il metodo delle tre BBB.
4. Argomentazioni motivazionali.
5. Le regole condivise e le conseguenze previste.
6. La disciplina con dignità.
7. Riorientare il comportamento.
8. Evitare lotte di potere e i personalismi.
9. Metodo dei tre passi.
10. La disciplina.
11. Questionario sulle cause dell'indisciplina.

BIBLIOGRAFIA

1. Mario Polito, Attivare le risorse del gruppo classe. Erickson, Trento, 2000,

2. Mario Polito, Comunicazione in classe e apprendimento cooperativo Erickson, Trento 2003,

3. Mario Polito, Educare il cuore La Meridiana, Molfetta (Ba) 2012,

4. Mario Polito, Le virtù del cuore, Vannini Brescia, 2013.

5. Mario Polito, Realizza i tuoi talenti e dai il tuo contributo al mondo, Confartiginanto Vicenza 2011.

 

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GLI STUDENTI PROVOCATORI

Relatore: Mario Polito. Psicologo.

 

Perché provocano?

Perché ci provocano?

Quale è il loro messaggio o il senso della loro sfida?

Gli insegnanti osservano sempre più spesso un aumento delle provocazioni in classe, verso i docenti, i compagni, le compagne, verso le istituzioni, l'autorità.

Cosa sta succedendo a questi studenti?

Obiettivi del corso: 

  1. Come individuare gli scopi e le attese degli studenti provocatori.
  2. Saper cogliere il braccio di ferro o la lotta per la supremazia o il potere.
  3. Considerare la provocazione come messaggio ambiguo e multiplo.
  4. Saper maneggiare alcune strategie per rispondere alle provocazioni.
  5. Saper ristrutturare la relazione educativa.
  6. Saper passare dalla rottura della comunicazione alla tessitura del dialogo.
  7. Saper gestire la conflittualità come luogo di incontro-scontro di bisogni.
  8. Saper maneggiare alcuni interventi paradossali.
  9. Saper utilizzare le proprie emozioni, per capire, per comunicare, per intervenire.
  10. Saper elaborare le regole formative e le sanzioni riparative.
  11. Saper stimolare le leve della motivazione negli studenti difficili.

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UNITA’ DI APPRENDIMENTO 

Cosa sono? Come si costruiscono? Come si realizzano? Come si valutano?

 

Temi generali

Dettagli ed esercitazioni pratiche

 

 

Presentazione

 

Partendo dalle indicazioni OSA e dal PECUP si propongono alcuni suggerimenti per costruzione, applicazione, valutazione di alcune unità di apprendimento strutturate ed interconnesse, da inserire poi nel portfolio formativo delle competenze.

  

 

Obiettivo

 

Far acquisire ai docenti una maggiore competenza professionale e didattica nella realizzazione delle Unità di apprendimento.

 

 

Contenuti del corso

 

  • Distinzione: tra Unità didattica ed unità di apprendimento.
  • Definizione: Sono tutto ciò che gli studenti “fanno” per apprendere i contenuti delle nostre Unità didattiche. La domanda che ci guiderà: Cosa facciamo fare agli studenti per far apprendere quello che insegniamo? Cosa devono fare con la loro mente per apprendere? Quali strategie devono attivare? Come devono utilizzare le loro mappe cognitive?
  • Teoria. Dewey: Si impara facendo. Bruner: Si impara riflettendo su ciò che si è fatto. Metacognizione: Si impara controllando e guidando il proprio percorso di apprendimento. Costruttivismo: Si apprende ciò che si costruisce e ricostruisce, cioè, rielabora, collega, trasferisce. 
  • Caratteristiche delle unità di apprendimento.
  • Stesura formale di una unità di apprendimento.
  • Costruzione di tre macrounità: una sul numero, una sul bello e sul brutto ed una sull’empatia. Sono unità di apprendimento che possono coinvolgere tutti gli insegnanti. Saranno presentate varie unità di apprendimento per i vari livelli e anni scolastici.
  • Gli insegnanti saranno invitati a costruirne delle proprie sull’esempio di quelle che propongo loro come modello.
  • Unità di apprendimento macro e micro.
  • Interdisciplinarietà ed insegnamento cooperativo.
  • L’autovalutazione e la valutazione delle competenze.
  • La valutazione autentica e i compiti di verifica di apprendimento situato.
  • Dall’unità di apprendimento alla personalizzazione e al Portfolio.
  •  
  • La cooperazione del team e del consiglio di classe facilita la costruzione, la realizzazione e la valutazione delle Unità di apprendimento. 

 

 

Metodologia

 

Approccio costruttivistica teorico-pratico-esperienziale. Si costruiranno insieme alcune unità di apprendimento, partendo da un modello.

Discussione dei punti critici.

 

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IL PORTFOLIO FORMATIVO

E LA VALUTAZIONE AUTENTICA

Impostazione pedagogica generale. Proposta di un portfolio formativo, cioè che serva alla formazione dello studente. Se è solo un atto burocratico non serve, non ha senso, avrà vita breve. Il portfolio è il contenitore che documenta il percorso di formazione dello studente. A scuola con tutte le intelligenze (Gardner) con tutta la mente (M.Levine).

  • Sviluppare l’autovalutazione nello studente (Metacognizione). Questo l’intervento è difficile, ma ricco di frutti: può sviluppare l’autocontrollo cognitivo e motivazionale, la responsabilità verso il proprio percorso formativo, il controllo di come si apprende.
  • Offrire strategie di metodo di studio, per apprendere con successo e soddisfazione.
  • Cosa non è il portfolio?
  • Non è un doppione della scheda di valutazione.
  • Non è un album di bei ricordi scolastici.
  • Non è una “grigliatura mista” dello studente
  • Non è la raccolta delle prove di verifica disciplinari.
  • Non è un “secchiaio”.
  • Cosa è il portfolio? E’ la documentazione fatta dallo studente insieme ai suoi vari insegnanti sul proprio percorso formativo e sulle competenze che ha acquisito.
  • A cosa serve? A chi serve? A chi è diretto? Quando compilarlo? Chi sceglie cosa mettere dentro? Cosa mettere dentro? Come si integra con la scheda di valutazione? 
  • Funzione del portfolio: orientativa e valutativa. Migliorare l’autostima, l’autoefficacia, l’autodeterminazione. Autostima ed autoefficacia come fattori di apprendimento. Portfolio come autobiografia formativa. Dalle capacità alle competenze. Dalla valutazione dei punti di forza e di debolezza al portfolio. La valigia delle competenze per attraversare la vita (A.Canevaro).
  • Come far conseguire la percezione di empowerment (potenziamento di sé). Il portfolio per facilitare la scelta e l’orientamento a scuola e nella vita.
  • Quali competenze inserire?
  • Sezioni del portfolio. Cognitivo, metacognitivo, motivazionale, metodo di studio, stili di apprendimento, abilità sociali (Questionario del benessere in classe).
  • Esempi di competenze da inserire nel proprio portfolio.

LA VALUTAZIONE AUTENTICA 

  • Il portfolio formativo facilita una valutazione a banda larga, non solo sommativa, ma anche e soprattutto formativa.
  • Valutazione autentica e globale di tutte le forme dell’intelligenza di ogni studente in contrasto con quella inautentica, riduzionistica, precocemente selettiva, aziendalistica.
  • La funzione della scuola è formativa. Non selettiva. Oppure: Prima formare e poi selezionale. E’ assurdo selezionare senza aver formato. La valutazione autentica. Come realizzarla?
  • La valutazione autentica attraverso il portfolio. L’apprendimento narrativo. L’apprendimento situato.
  • Delimitazione dei test oggettivi di profitto.
  • A scuola con tutte le intelligenze (Gardner) con tutta la mente (M.Levine).
  • L’autovalutazione. L’intervento educativo e formativo più difficile tra tutti.
  • Dieci minuti di metacognizione fa risparmiare ore di correzione.
  • Superamento della valutazione frantumata, scissa e scollegata

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PER UNA QUALITÀ PEDAGOGICA E DIDATTICA DELLA SCUOLA

 CONTRO LA “SCUOLA AZIENDA”

CONTRO LA “SCUOLA SUPERMERCATO”


INTRODURRE LA QUALITÀ NELLA SCUOLA

Introdurre la qualità nella scuola? Certamente. Ma bisogna intendersi: bisogna migliorare la specifica qualità educativa, culturale e pedagogica della scuola. Sono molto preoccupato dell'invasione del modello aziendale nella scuola. Sono contrario all'impostazione della cosiddetta "scuola come azienda". Per argomentare questa mia preoccupazione mi soffermerò su questo punti.

  • La scuola non è una azienda, ma un luogo dove ci si prende cura della crescita delle persone.
  • Lo studente non è un cliente, un consumatore, un "cliente da accontentare" consumisticamente, ma una persona che deve scoprire, anche attraverso la fatica e l'inquietudine, i propri talenti ed acquisire le strategie per coltivarli.
  • L'insegnante non è un "venditore" di informazioni, un "venditore" di diplomi, ma un educatore che aiuta l'altro a diventare consapevole di come apprende, di come assimila, di come ristruttura le informazioni, di come costruisce la propria rappresentazione della realtà.
  • I direttori didattici non sono dei manager, ma degli educatori.
  • La scuola non è una fabbrica, ma un luogo dove ci si confronta, in maniera disinteressata, sui valori, sulla cultura, sulla verità, sulla giustizia, sulla solidarietà.
  • L'apprendimento non è trasmissione di "pacchetti ben confezionati" di nozioni, ma ricostruzione continua della propria mappa cognitiva e della propria visione della realtà.
  • La scuola non deve essere valutata con gli stessi criteri delle merci: a scuola si "produce" beni non monetizzabili: si "produce" cultura, valori, affetti, sentimenti, partecipazione, solidarietà, verità, dialogo. Tutte queste esperienze non sono "vendibili", "spendibili", non sono delle quantità, ma delle qualità, e perciò non possono essere valutate, giudicate, mercificate, con i criteri usati per misurare le merci e gli oggetti di consumo.
  • La scuola non deve essere succube del modello aziendale, che è focalizzato sulla produzione di oggetti, di merci, di cose, e soprattutto interessato quasi esclusivamente al profitto monetario. La scuola è a servizio dell'umanità: è un luogo di crescita, di incontro, di scambio, di affetti, di entusiasmi, di ideali, di valori. A scuola non si producono oggetti, ma esperienze, esperienze di crescita.

La qualità di una scuola non dipende solo dal perimetro delle aule, dalle etichette sulle porte, dall'ampiezza delle finestre, dalla organizzazione del piano orario, dall'efficienza amministrativa. Questi indici sono indici della qualità architettonica o burocratica della scuola. Devono essere migliorati, naturalmente. Ma la qualità della scuola è fatta dal coinvolgimento culturale ed affettivo dei loro partecipanti: sia insegnanti, che studenti.

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