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INTERVISTA SUL GIORNALE DI VICENZA 15 GIUGNO 2012

I BRUTTI VOTI NON SONO PERICOLOSI SE ACCOMPAGNATI DA STRATEGIE PER MIGLIORARE IL PROPRIO PERCORSO SCOLASTICO

Dott. Mario Polito

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intervista di Anna Madron, Il Giornale di Vicenza 15 giugno 2012
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Un quattro non traumatizza gli studenti. A patto che sul compito di italiano o matematica, accanto al votaccio, il professore scriva qualcos'altro. In che modo, cioè, risalire la china. Cosa fare per sanare le lacune e riconquistare fiducia. In altre parole, quale strada seguire per rimediare e arrivare alla sufficienza. Lo fa notare Mario Polito, psicologo, psicoterapeuta, autore di libri sull'educazione e il metodo di studio,
collaboratore e relatore alla "Scuola per genitori" promossa dall'Associazione Artigiani.

 

Professore, la scala dei voti va dall'uno al dieci, ma spesso, come ha fatto notare il preside del liceo scientifico Quadri, la forbice su cui ci si concentra è quella dal 4 all'8. Lei è d'accordo?

"Se statisticamente il 90% delle valutazioni dei docenti si concentrano dal 4 all'8 (cinque punti )vuol dire che ha un senso pratico. Si chiama in termini statistici "regressione intorno ai valori medi", molto vicina al grafico della curva a campana di Gauss. Sono molti i Paesi che utilizzano questa gamma ristretta, come gli Usa che si basano su cinque punti, dalla lettera A alla E. Sono sufficienti? Per me sì. Ma il punto non è questo. Anzi, direi che è un falso problema".

Cioè?

"Bisogna chiedersi che cosa fa la scuola e il docente che ha messo un voto bassissimo. Si ferma lì? E' troppo comodo. Lo saprebbe fare chiunque. La qualità della scuola non si misura nell'assegnare semplicemente dei voti, ma nel mettere in atto qualcosa di diverso, ad esempio una didattica più efficace. Solo così si migliorano i voti e si incoraggiano i ragazzi. Da quello che vedo nessun ragazzo si demoralizza dopo una sonora sconfitta se il suo docente, ovvero il suo"allenatore cognitivo", gli indica come migliorare passo dopo passo. Ma quanti insegnanti lo fanno? Alzino la mano. Pochi".

Lei tira in ballo anche la valutazione dei docenti.

"Certo. Non so come reagirebbero gli insegnanti di scuola se un gruppo di specialisti esterni (esperti didattici, psicologi, formatori, docenti universitari) valutasse la loro professionalità e la loro preparazione, usando lo stesso metro, vale a dire dall'1 al 10. Vogliamo provare? Se anche i docenti fossero valutati, forse capirebbero meglio l'impatto emotivo di un giudizio negativo. Sono disposti a sottoporsi a questa esperienza? Secondo me no. O forse solo pochissimi. E' troppo facile giudicare standosene fuori dal contesto. Con chi studiano questi studenti? Con chi prendono questi votacci? Con i loro professori. Un brutto voto non spiega soltanto l'impreparazione e la demotivazione dello studente, ma anche la difficoltà del docente di aiutare i suoi alunni a migliorare".

Ma un votaccio non può avere anche una valenza educativa, aiutare, cioè, l'alunno a crescere e maturare?

"Il voto è educativo se è un'indicazione veritiera della preparazione di uno studente. Ma è ancora più educativo se dopo averlo assegnato si fa di tutto per aiutare gli studenti a rimediare. Se si fa questo non c'è nessun rischio di trauma psicologico. L'insuccesso, del resto, fa parte della vita, l'importante è rialzarsi o trovare qualcuno che ti aiuta a rialzarti. Ci sono docenti che tendono la mano. Altri no. Questo è il vero problema".

 

 

INTERVISTA SUL GIORNALE DI VICENZA 25 LUGLIO 2012

LE MOLTE VIRTU' DEL CUORE

Dott. Mario Polito

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intervista di Cinzia Morgani, Il Giornale di Vicenza 25 luglio 2012

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INTERVISTA SUL GIORNALE DI VICENZA 6 AGOSTO 2012

ORIENTARSI BENE IN UN MONDO CHE CAMBIA

Dott. Mario Polito

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intervista di Nicoletta Martelletto, Il Giornale di Vicenza 6 agosto 2012

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2012 Intervista su "Il Quotidiano di Puglia" - 19 maggio 2012 - Le virtù del cuore

E' stata pubblicata una intervista su "Il Quotidiano di Puglia"

a cura della giornalista Leda Cesari

19 maggio 2012

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Intervista al Dott. Mario Polito Psicologo sul metodo di studio

sul giornale "Il Piccolo" di Trieste il 10 Marzo 2012 Clicca qui

«TROPPE COSE DA STUDIARE.

PUNTRARE SULLA QUALITA'»

Il pedagogista e psicologo Mario Polito alla “Scuola per genitori”: «Libri di testo sempre più ponderosi, ma le ore a disposizione degli scolari restano le stesse»

di Giovanni Tomasin

Troppo spesso il mondo dell'istruzione confonde quantità e qualità, oberando i ragazzi di studio. E troppo spesso si rompe quell'alleanza fra adulti, genitori e insegnanti, che priva i giovani di tante sicurezze. Mario Polito, psicologo, psicoterapeuta, pedagogista e scrittore conferma alcuni punti critici del rapporto scuola-famiglia nell'Italia di oggi, derivanti dalla dissoluzione del legame fra ruolo e autorevolezza: ma ne propone una lettura non solo negativa. Polito era a Trieste l’altra sera per il terzo appuntamento dell'iniziativa "Scuola per genitori" arrivata dall’associazione onlus Le Buone pratiche: per due ore all’hotel Savoia ha incantato una platea piena di padri, madri e insegnanti dissertando sul rapporto fra metodo e apprendimento. A margine dell'incontro, però, non si è sottratto ad alcune considerazioni su alcuni temi da tempo al centro del dibattito sulla scuola. In primis sul carico di studio imposto ai ragazzi: «Oggi ci sono troppi contenuti - ha spiegato -. Si può verificarlo osservando la lievitazione che i libri di scuola hanno subito negli ultimi 15 anni. I testi si ingigantiscono ma le ore a disposizione degli studenti restano le stesse».

Il problema, spiega Polito, è che troppo spesso si confonde la qualità con la quantità: «Questa sovrabbondanza di compiti e informazioni finisce per rendere più difficile l'apprendimento. C'è una frase del filosofo greco Talete: "Insegna e apprendi il meglio". Un criterio selettivo che dovrebbe stare in tutte le classi». A una domanda sul mutamento avvenuto negli ultimi decenni nel rapporto fra studente e insegnante, Polito ha aggiunto: «Un tempo l'autorevolezza del docente derivava in modo automatico dal ruolo. Oggi non è più così: l'insegnante autorevole è quello che è riuscito a conquistarsi questo status. Ci si guadagna il rispetto dei ragazzi spiegando con chiarezza e stando al loro fianco, preoccupandosi che imparino davvero ciò che insegniamo loro».

Il professore ha infine considerato la tendenza odierna di parte dei genitori ad addossare tutte le colpe al corpo docente, fenomeno che alle volte assume forme eclatanti e approda nei tribunali: «È naturale difendere la prole, ma le famiglie di oggi sono troppo protettive. I genitori tendono a schierarsi con i figli anche quando hanno torto, quando non studiano. L'insegnante non può diventare il capro espiatorio di ogni problema. Si è persa un'alleanza fra adulti, tutti quanti, che andrebbe ricreata. Io lavoro con i ragazzi quotidianamente, sento le loro opinioni, ed è palese come questi contrasti ci facciano perdere credibilità ai loro occhi: sanarli è un'occasione anche per noi».

Il fatto che dal ruolo non derivi più in modo univoco l'autorità non è per forza un male, ha aggiunto il professore: «La fine dell'autorevolezza automatica, quella che deriva dal ruolo, è anche una cosa positiva. Nel mondo contemporaneo non si può più imporre l'autorità fascista basata su "Dio, Patria e Famiglia". Ognuno di noi ha invece il compito di conquistarsi la sua autorevolezza, e questo può essere un bene tanto per gli adulti quanto per i ragazzi».

10 marzo 2012

Sul Blog di Paolo Pugni

FAMIGLIE FELICI

che si propone di creare una fitta rete di risorse per i genitori in crisi che vogliono diventare migliori e più competenti

 

è stata pubblicata una intervista del dott. Mario Polito sul tema della

relazione tra insegnanti, allievi e genitori nel contesto scolastico

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